Pozzo Romano: cos’è e come è strutturato

Pozzo Romano

Premessa

Dobbiamo in primo luogo chiederci : “perché nasce l’esigenza di scavare la terra per trovare l’acqua?”

Come sappiamo la campagna romana raccoglie moltissima acqua, oltre quella piovana, vi confluisce l’acqua del Tevere, dell’ Aniene e dei tantissimi altri fiumicelli che la solcano in superficie come ad esempio marane e fossi. Nel tempo queste acque si sono trovate a scavare le pareti dei tufi vulcanici, hanno solcato lo strato permeabile e sono filtrate nelle zone più depresse della campagna fermandosi non appena hanno raggiunto la roccia impermeabile.

Ora se la superficie dì questa roccia presenta delle concavità senza via di uscita, l’acqua piovana vi rimane a stagnarsi, per riapparire di nuovo sotto forma di miasma palustre anche sotto l’influenza dei forti calori estivi. Se invece la superficie è piana od inclinata – l’acqua – scorrendo sopra la roccia, discende a valle, dove basta forare un pozzo di pochi metri per averla limpida, fresca ed inesauribile (quasi!!!!! Ricordiamoci che l’acqua, pur parendo copiosissima, va protetta ed utilizzata con scienza e coscienza).

POZZI: perché s’iniziò a scavare pozzi

Il problema dell’approvvigionamento idrico fu sentito da tutti i popoli mediterranei dell’antichità, dai Fenici, dai Greci, e dagli Etruschi.

Pensate che i Greci preferivano fondare le loro colonie nelle vicinanze di una fonte e dove il terreno ne era privo provvedevano con pozzi e cisterne o con una rete di condotti sotterranei raccoglievano l’acqua che filtrava dal soprassuolo.

Ma fu vanto dei Romani, che dagli Etruschi avevano appreso la tecnica della canalizzazione, aver risolto il problema dell’alimentazione idrica della città in modo che ancora oggi appare mirabile.

Per mezzo degli acquedotti essi portarono a Roma dai selvosi monti dell’Appennino centrale gran quantità di acqua.

I romani ovviamente adottarono diversi sistemi di provvedere al rifornimento idrico degli insediamenti urbani ed extra urbani, i più diffusi erano le sorgenti naturali, i pozzi e le cisterne.

I Romani – come abbiamo visto ed imparato – erano degli ingegneri eccezionali per cui si cimentarono alla costruzione dei primi acquedotti.

Con questa innovazione inaugurarono una nuova era tecnologica nella fornitura di acqua potabile sia nelle lussuosissime ville che nei centri di ritrovo ricreativi, politici e termali.

Esempi di acquedotti romani ne abbiamo in tutto l’impero perché, ricordiamo con piacere, i romani quando conquistavano un territorio, riversavano su questo il loro ingegno e cercavano di riprodurre (anche per sentirsi come a casa propria) teatri, anfiteatri, acquedotti, strade, e non da ultime ville fastosissime, etc.

Uno dei più importanti, ma non di certo l’unico esempio visibile ed ammirato ancora oggi è l’acquedotto Appio, costruito nel 312 a.c. (strabiliante sapere che aveva una pendenza di 0,2 centimetri ogni 100 metri – questo permetteva all’acqua di scorrere in modo dolce,ma continuo).

Ripeto, queste imponenti opere idrauliche furono realizzate soprattutto nell’età così detta imperiale, perché ognuno di essi voleva non solo essere ben rappresentato, ma anche non dimenticato.

La costruzione degli acquedotti però, non sostituì del tutto i precedenti sistemi di rifornimento dell’acqua, ma si aggiunsero dove erano insufficienti.

C’è da precisare che utilizzare i pozzi al fine di avere acqua potabile, si presentava come un sistema maggiormente economico e sicuramente più pratico.



I numerosi pozzi rinvenuti in tutta la penisola ci rivelano che le profondità medie erano attorno ai 15 metri, ciò non dipendeva dalle conoscenze tecniche ma dalle profondità delle falde. A Pompei, ad esempio, in una situazione particolare dovuta alla presenza degli strati lavici, i pozzi erano profondi dai 25 ai 39 metri. Indipendentemente dalla profondità da raggiungere, per il rivestimento si utilizzavano tre tipi di materiali edilizi: il ciottolo di fiume non lavorato, il laterizio sagomato ad arco di cerchio e il settore cilindrico prefabbricato in terracotta.

Tipologia di pozzi

POZZO ARTESIANO E POZZO FREATICO


Il primo – pozzo artesiano – è un pozzo naturalmente effluente: le acque sotterranee arrivano in superficie senza ausili meccanici (pompe sommerse), poiché esse tendono a risalire, zampillando fino alla quota della linea piezometrica la quale spesso si trova sopra

il piano di campagna.

In parole più semplici, quando si va a “cogliere” acqua che circola tra due strati impermeabili di terreno, si parla di pozzo artesiano, quando invece si è in presenza di un acquifero in cui sono presenti rocce porose e l’acqua circola uniformemente in tutto il terreno, allora il pozzo è decisamente freatico.

Il pozzo freatico è quello maggiormente presente nelle nostre campagne e il livello piezometrico dell’acqua si livella secondo il livello cosidetto “indisturbato” della falda. L’emungimento dell’acqua dal pozzo può avvenire solo mediante sollevamento meccanico (pompe) e di solito l’acqua prelevata da un pozzo freatico può essere utilizzata per scopi agricoli/industriali, o nel campo delle costruzioni.

C’è inoltre da tenere ben presente che l’acqua proveniente dalla falda freatica raramente può essere utilizzata a scopo potabile poiché, mancando una barriera protettiva superiore (come nella falda artesiana), è più soggetta a fenomeni di inquinamento e non sempre la filtrazione naturale che si compie nella formazione permeabile è sufficiente per eliminare tutte le sostanze nocive.

SCAVO DI UN POZZO ROMANO


In primis si individua più o meno l’area sotto cui potrebbe essere acqua, poi si segna sul terreno la dimensione del pozzo che intendiamo costruire con un compasso a spago oppure con un’asta millimetrata. Si scava un solco della dimensione di un mattone o delle pietre che si intendono utilizzare.

La profondità del solco va dal doppio al quadruplo del materiale di rivestimento, lo scasso ovviamente deve essere molto preciso.

Ora noi immaginiamo di utilizzare dei mattoni.


Si mettono i mattoni nel solco, la chiusura dei cerchi deve essere forzata, fino al riempimento del solco. Si comincia a scavare all’interno del cerchio di mattoni, fino ad arrivare alla base del primo mattone posato, per controllare che i mattoni siano ben fermi.


Si scava sotto la prima fila, si leva la terra e si mette un mattone, si leva altra terra si mette un altro mattone, fino a chiudere il cerchio, facendo attenzione che siano a piombo e ben serrati.
Si toglie la terra al centro e si riscava sotto i mattoni, si leva la terra e si mette il mattone.

Così via fino ad arrivare a vedere che la terra sotto i piedi diventa umida, a questo punto oltre alla scala è bene assicurarsi ad una corda, se la vena è consistente la pressione può far saltare il fondo all’improvviso, e non è simpatico trovarsi in un pozzo con tre quattro metri di acqua.

Con questo sistema sono stati scavati pozzi anche celebri, San Patrizio ad Orvieto, con doppia scala elicoidale a passo d’asino.

Comunque, al di là della profondità del pozzo, per il rivestimento venivano utilizzati tre tipologie di materiali edilizi: il ciottolo di fiume,il laterizio incurvato di terracotta. Quest’ultimi erano i più usati.

Curiosità, i ciottoli di fiume venivano maggiormente usati quando l’acqua della falda doveva essere filtrata.

In linea di massima i pozzi si presentano quadrati, altre volte, negli esemplari più prestigiosi in forma rotonda, con le sponde in lateriezio di reimpiego nelle quali erano ricavate delle intacche o pedarole per agevolare la discesa al fondo pozzo.

POZZO AQUA S.MARIA ALLE CAPANNELLE RICONOSCIUTO MINERARIO

Pozzo S. Maria alle Capannelle

Il Pozzo della Fonte Acqua. S. Maria alle Capannelle è un pozzo alla Romana ovvero costruito con le modalità con cui venivano costruiti i pozzi romani, riconosciuto minerario, ovvero oggetto di concessione mineraria che tutela e valorizza il pozzo e la sua acqua. Acqua pura alla Fonte e di ottima qualità che arriva agli utenti, costantemente controllata e protetta, attraverso il pozzo, attraverso un sistema di captazione.

Ora importante è conoscere il pozzo che state osservando

Il pozzo coltivato nella concessione è stato realizzato negli anni passati scavando un pozzo alla romana di diametro 1,50 metri circa e profondo 67 metri.

Dalla quota di 50 m dal p.c. è stato approfondito con scavo meccanico del diametro di 250 mm fino alla profondità indicata.

Nella stratigrafia dei terreni attraversati è stata reperita abbondante acqua, mineralizzata e ricca in CO2, con portata di circa 10 l/s e un abbassamento di circa 1,50 m del livello statico, posto a circa 50 m dal p.c..

La stratigrafia dei terreni rilevata durante la perforazione del pozzo è la seguente:

0,00 – 3,50 m Prodotti piroclastici sciolti, terrosi, humificati

3,50 – 18,50 m Breccia vulcanica con scorie e frammenti lavici

18,50 – 22,50 m Prodotti piroclastici rossastri debolmente cementati

22,50 – 26,50 m Tufo litoide giallo fratturato (acqua)

26,50 – 46,50 m Breccia vulcanica scura con scorie e frammenti lavici

46,50 – 50,00 m Lapillo vulcanico sciolto (acqua)

50,00 – 67,00 m Scorie vulcaniche (abbondante acqua ricca in CO2)

Le falde acquifere poste a -22,50 m dal p.c. e -46,50 m dal p.c. sono state isolate e l’emungimento dell’acqua avviene soltanto dalla falda profonda.” (Tratto dalla relazione Tecnica del geologo Giuseppe PUCCI)

Relazione redatta da Patrizia Refrigeri

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Fonte S.Maria alle Capannelle - Antica Acqua di Roma - Via Casale della Sergetta, 36 -00178 Roma.

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